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Lavoro: i giovani dicono no alle aziende poco digitalizzate

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Posted By Redazione Online

Grandi dimensioni e alto livello di digitalizzazione: questi i requisiti dell’azienda perfetta in cui lavorerebbero volentieri i ragazzi della cosiddetta “Z Generation”, quelli nati nella seconda metà degli anni ’90 e pronti ormai ad entrare nel mondo del lavoro.

Pronti certo, ma con aspirazioni molto alte, forse troppo, vista soprattutto la fase storica che stiamo vivendo e le enormi difficoltà che si continuano a riscontrare sul fronte dell’occupazione giovanile. Nonostante tutto ciò, i giovani “Z” non paiono disponibili ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, specie se si tratta di Pmi o, più in generale, di aziende che non utilizzano le nuove tecnologie.

Lo ha confermato di recente una ricerca di settore commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research e incentrata proprio sulle Pmi europee, definite come quelle 75mila imprese che contano un fatturato da 3 a 130 milioni di euro e un numero di dipendenti compreso tra 50 e 500.

Secondo lo studio di CPR, il 65% del campione analizzato, composto da manager delle Piccole e medie imprese, ammette che la prossima generazione preferirà lavorare in una grande impresa. E questo proprio perché (per il 58% degli intervistati, quindi per l’89% di chi paventa lo scarso appeal nei confronti della Z generation) le grandi aziende, rispetto a quelle della categoria sopra descritta, sono più evolute dal punto di vista digitale.

Piuttosto che entrare in un’azienda considerata tecnologicamente “vecchia”, non al passo coi tempi, la prossima generazione preferirebbe affrontare la rischiosa sfida di una start-up.

Appare evidente che, con delle prospettive del genere, qualcosa debba andare verso una netta evoluzione. In un periodo storico come questo, in cui la realtà cambia a una velocità sorprendente, un’azienda, piccola o grande che sia, ha bisogno di avere tra i propri ranghi anche giovani talenti, in grado di interpretare la contemporaneità. Per le Pmi diventa quindi una priorità affrontare i cosiddetti processi di Digital Transformation.

I manager intervistati, sempre secondo la ricerca Ricoh/Coleman Parkes, hanno comunque le idee molto chiare in merito: il 76% del campione afferma di avere bisogno di “una visione definita e a lungo termine” per la digitalizzazione e il 77% di un “piano strutturato”.

Si sente il bisogno di cambiare quindi, si ha la coscienza di quanto sia necessario evolversi in termini tecnologici. I giovani Z, da parte loro, dovranno essere pronti a cogliere tutte le occasioni che si presenteranno loro. Un compresso necessario per uscire dall’impasse degli ultimi anni.

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